FINALMENTE! LO SPORT A UNA DONNA DI SPORT: JOSEFA IDEM E' IL NUOVO MINISTRO

29.04.2013 11:59 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1664 volte
FINALMENTE! LO SPORT A UNA DONNA DI SPORT: JOSEFA IDEM E' IL NUOVO MINISTRO

(Mario Arceri) - Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, la responsabilità dello sport è stata (sarà, se il governo Letta otterrà la fiducia alle Camere) affidata ad un personaggio dello sport. E non ad un uno qualsiasi, ma a Josefa Idem, che può vantare più di un requisito: è donna, è l'atleta che conta (con i fratelli D'Inzeo) il maggior numero di partecipazioni olimpiche, ben otto, da Los Angeles 1984 a Londra 2012, e in uno sport lontano dai riflettori e dai gossip, di assoluta fatica, come è la canoa.

Il suo viaggio è stato davvero lungo, da Goch, in Germania, dove è nata il 23 settembre 1964, a Ravenna, o meglio Santerno, dove attualmente vive, italiana ormai da moltissimi anni,...

dal 1992, per il matrimonio con il suo allenatore Guglielmo Guerrini.

L'altra importante novità è che il dicastero che le è stato affidato unisce allo sport le pari opportunità e le politiche giovanili: probabilmente una delle cose più sagge fatte da Enrico Letta nella faticosa costruzione di un nuovo governo, vista la radice comune che i tre rami di attività politica posseggono.

Josefa è un personaggio straordinario, di enorme successo in campo sportivo con le trentotto medaglie vinte tra Giochi olimpici, Campionati mondiali, europei e Giochi del Mediterraneo, ma anche di grande impegno in campo politico dopo essere stata assessore allo sport di Ravenna e venire eletta al Senato il 25 febbraio scorso, familiare con i due figli, Janek e Jonas, sociale come testimonial di campagne per Emergency, per la ricerca sulla sclerosi multipla, per Acqua è Vita.

Dopo che per oltre mezzo secolo l'interesse per lo sport da parte dell'Esecutivo era stato affidato a politici di professione, spesso in età avanzatissima, prima come appendice del Turismo e Spettacolo, poi dei Beni Culturali, infine per delega, il ruolo dell'attività sportiva intesa come strumento per favorire ulteriormente le pari opportunità tra generi e considerata elemento essenziale nelle politiche dedicate ai giovani, verrà riconsiderato e potenziato da chi di sport sicuramente se ne intende essendo stato la sua vita per tantissimi anni e con incredibile e ammirevole longevità, tra l'altro in una delle discipline più dure e meno diffuse.

Le vicende politiche di queste ultime settimane sono state tra le più avvilenti della storia della nostra Repubblica, contribuendo ad aggravare lo stato generale del Paese, e a scavare un solco ancora più profondo tra i cittadini e una "casta" impresentabile, nominata e non eletta nonostante un referendum popolare avesse richiesto una decisa riforma elettorale. Valerio Bianchini nei giorni scorsi aveva definito assai bene, con parafrasi cestistiche, i diversi partiti e movimenti che hanno spezzato l'Italia.

I nomi scelti da Letta vanno per la grande maggioranza nella direzione del "cambiamento" per giorni vanamente proposto e richiesto da Bersani, rimuovendo finalmente (anche se bisognerà vedere fino a che punto, visti i preoccupanti nomi di chi gestirà i ministeri-chiave) tanti dinosauri della politica dei tre partiti della strana coalizione di questo governo di larghe intese, definizione (e formula politica) che resta per niente gradita alla maggior parte degli italiani.

Indigeribile ai più per la sua stessa natura, tuttavia la freschezza e il coraggio di alcune scelte, come l'aver preso atto dell'urgenza di una politica dell'integrazione dedicandogli un apposito - e rivoluzionario - dicastero affidato a Cecile Kyenge, di origine congolese, altro ministro dunque, come Josefa "Sefi" Idem, non italiano per nascita e il primo in assoluto di colore, segno che i tempi vanno cambiando, rappresentano elementi determinanti nel guardare con un po' più di fiducia al nuovo governo.

La prima affermazione della Kyenge è stata importante: cittadinanza per chi nasce in Italia, sostenendo dunque lo ius soli, principio naturale più che legale riconosciuto quasi ovunque, ma furiosamente discusso se non negato non solo da frange razziste, ma anche curiosamente dal M5S. Vale la pena di ricordare che lo sport, nella sua quasi totalità, da tempo ha superato tali insopportabili barriere accettando il prezioso contributo che proviene dalla multiculturalità.

Rimossa l'ingessatura pensionando (non rottamando, termine davvero brutto), speriamo in maniera definitiva, quanti hanno ostacolato per anni l'evoluzione democratica del Paese, la ventata di novità prodotta da Letta ha premiato personalità indiscutibili (Bonino) e competenze accertate (Saccomanni, Delrio, Cancellieri, Moaevero, Giovannini, Triglia, Zanonato, Carrozza, Bray), nomi alcuni sconosciuti ma personalità di grande spessore.

In questo contesto, brilla Josefa Idem, la figura più limpida e presentabile, per la sua storia personale, alla guida politica dello sport italiano che si è appena rinnovato, nella sua specificità, eleggendo Giovanni Malagò alla presidenza del Coni.

L'augurio è di buon lavoro. Il Paese ha toccato il punto più basso nell'impotenza dei cittadini imbavagliati da un diktat elettorale inaccettabile.
Il tormentato iter dell'elezione del Presidente della Repubblica ha provocato soprattutto nel Partito Democratico una crisi profonda che minaccia la stessa sua sopravvivenza grazie alla carica dei 101 parlamentari che hanno impallinato la candidatura di Romano Prodi.
Ora la speranza è che si apra davvero una nuova fase di indifferibili e urgentissime riforme (legge elettorale, lotta alla corruzione, all'evasione fiscale, al conflitto di interessi, rimodulazione della prescrizione, incentivi alla crescita economica) che restituiscano all'Italia una democrazia compiuta e reale, moderna e aperta, e ai suoi giovani la fiducia nel futuro così minata in questi ultimi disastrosi vent'anni.
E la speranza è anche che il coraggio dimostrato da Letta (Enrico) nel tener lontani i più impresentabili ed inaccettabili tra i "big", convinca il Movimento 5 Stelle e le altre reali forze di opposizione ad una considerazione diversa e più produttiva del loro ruolo alternativo, ora più che mai importante ed insostituibile per denunciare e contrastare gli eventuali e sempre possibili colpi di mano di chi si è ripreso i dicasteri che contano, in più di un caso con grosse difficoltà a individuare meriti scientifici o culturali specifici.