Final 8 - E' Siena vs Varese. Thornton non basta a Sassari, fuori i lunghi Roma va ko

10.02.2013 10:35 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 983 volte
Final 8 - E' Siena vs Varese. Thornton non basta a Sassari, fuori i lunghi Roma va ko

(Mario Arceri) - Sempre Siena, con rabbia e con orgoglio, perdendo e recuperando più volte la sfida con Sassari fino a prevalere, di misura (85-78), con grande sofferenza, ma con il carattere maturato in sei anni di dure battaglie e di grandi vittorie. Sassari cede le armi (e la finale con Varese) dopo aver sentito il gusto di un successo che avrebbe meritato se non altro per la prova maiuscola di Thornton (29 punti). E' andata male, la squadra di Sacchetti torna a tuffarsi nel campionato, la Montepaschi, trascinata nel finale da Hackett e Moss, a giocarsi l'ennesima finale della sua storia recente.

Grande equilibrio per tre quarti di gara. Drake Diener dopo l'abbuffata...

di ieri sembra sazio di canestri e lascia a cugino Travis il peso dell'attacco oltre che della regìa, con Bootsy Thornton ben disposto contro la sua ex squadra. Bel duello tra Travis e Bobby Brown spinto su percentuali di tiro insolitamente basse. Siena prima vola con Eze a 15-8, poi subisce il recupero di Sassari che a cavallo dei due tempi vola fino a 27-21 con cinque punti di Sacchetti dopo 14'. L'importanza di Ress per la Montepaschi di quest'anno si vede quando Tomas viene rischiato da Banchi e risponde con tre canestri pesanti consecutivi che consentono a Siena di firmare un 17-4 che scavalca Sassari. Ma il Banco di Sardegna procede a folate, ed è ora Thornton a scatenare l'onda biancazzurra per un controparziale di 15-3 (otto i punti di Bootsy) che dopo 23' porta Sassari a condurre 48-41: un bel passo avanti verso la finale, che Drake Diener, finito il digiuno, si incarica di rendere più agevole con sei punti consecutivi.

Sotto di tredici (43-56 al 27'), Siena sembra in confusione, Brown resta a lungo in panchina ed Hackett non è nel suo giorno migliore, come del resto lo steso David Moss, fermo a quota zero, ma la scossa viene da Kangur e da un tecnico curiosamente fischiato a Meo Sacchetti che regala all'ala senese i primi punti della serata. Colpisce Thornton, replica Janning, ma è Hackett, a schiacciare in faccia ad Ignerski guadagnandosi il libero suppletivo, a pareggiare il conto a 6' dalla fine (64-64), rimettendo in discussione una partita che improvvisamente si vivacizzata per un rapido e spettacolare scambio di triple. Ed è ancora Hackett a rubare palla, volare in contropiede e riportare avanti Siena al 16'30" (72-70) ripetendosi trenta secondi più tardi strappando un pallone ad Easley e servendo l'assist per la schiacciata di Moss (74-70 al 37'). La partita in sostanza finisce qui, perché Sassari si scompone a caccia di un recupero ormai impossibile, e Siena aumenta il solco fino ai sette punti conclusivi.

Varese supera (81-71) l'Acea che regge il confronto per trentacinque minuti e poi crolla quando, nel giro di sessanta secondi, perde per falli tutti i suoi lunghi ad eccezione di Lorant. Una sconfitta che lascia un po' di amaro in bocca alla squadra di Calvani che, pur insufficiente nei suoi uomini chiave, ha saputo tener testa alla Cimberio, dominatrice della stagione, che alla fine prevale per la panchina più lunga, la maggiore fisicità, la superiore quantità di soluzioni disponibili per Vitucci.

Partenza lanciata di Varese con le triple di Banks, Ere e Polonara in un Forum che è tutto varesino. Roma sembra sentire il peso di una sfida sulla carta impari e impiega un tempo intero per registrare difesa e attacco. Una timida reazione la porta avanti (6-5) dopo tre minuti e mezzo, ma poi dilaga la Cimberio senza che l'Achea trovi una accettabile fluidità per arrivare a canestro. Non funziona il tiro pesante, le incursioni sotto canestro si infrangono contro il muro dei lunghi varesini. Funziona invece il controllo di Mike Green molto meno incisivo che nel travolgente quarto di finale contro Milano, e Vitucci lo alterna con De Nicolao (che sigla il 18-10) e Banks. Esce anche Dunston per Taits e Calvani lascia in  panchina Lawal.

Troppe palle perse, nella seconda frazione Roma controlla meglio il ritmo, emerge Taylor (otto punti nella seconda frazione), Varese trova i dieci punti di fila di Sakota che portano il punteggio da 18-15 a 28-21, ma l'Acea reagisce bene e va al riposo lungo sul 32-35 dopo aver sfiorato il ricongiungimento (32-33) con il settimo punto di Datome, per ora deludente (3/10 al tiro, 0/3 da tre, ma sei rimbalzi).

In un Forum militarmente occupato dalle falangi varesine, almeno seimila gli spettatori di fede biancorossa, la Cimberio dopo l'ottima partenza è costretta a frenare da un'Acea che non brilla, che fa una fatica immensa a trovare il canestro, ma che continua a lottare su ogni pallone. Funzionano le difese schierate: punteggio basso, tanta confusione, ma anche troppi falli per i tre lunghi di Roma a metà gara.

E sarà questa la chiave decisiva della partita, perchè se Roma esce trasformata dagli spogliatoi con Goss e Taylor finalmente efficaci in attacco fino a raggiungere il + 4 (44-40) vivacizzando anche nel punteggio una partita fino a quel momento contratta e nervosa, Sakota continua a colpire implacabilmente (21 punti alla fine), sale in cattedra Ere e Dunston impegna severamente i centri avversari. Roma riesce a chiudere avanti la terza frazione (53-52) e a restare a contatto fino al 35' (63-65) quando perde nel giro di appena sessanta secondi Czyz, Lawal e Jones, spalancando la porta della finale ad una Cimberio che conferma di meritare il ruolo di prima della classe del basket italiano.

Tanti rimpianti per Roma, anche per il sorteggio infelice della terna arbitrale: aver estratto il nome di Martolini non è stato certamente un regalo per il fischietto romano. L'Acea ha comunque pagato la giornata non felice di Datome, che si è fermato a soli 11 punti con 4/16 al tiro: cifre che l'azzurro aveva dimenticato da tempo soffrendo fin troppo la difesa avversaria. Goss (19 punti) e Taylor (20) sono andati un po' meglio, ma ad illustrare la prova di Roma basta ricordare che il migliore è stato proprio Bobby Jones: misurato al tiro (4/6 per 9 punti) e bravo a prender posizione a rimbalzo (11). Gli spunti balistici di Sakota, praticamente infallibile, e di Ere (23 punti) hanno nascosto la non brillantezza di Green (comunque 8 assist), ma Varese è stata brava, meritando la finale, nello spegnere le fonti migliori del gioco romano: Lawal e Datome.