EuroLeague si taglia le p**** per far dispetto alla FIBA, e il futuro è negli USA

11.07.2018 15:30 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 3173 volte
EuroLeague si taglia le p**** per far dispetto alla FIBA, e il futuro è negli USA

Ormai è scontro frontale tra FIBA ed EuroLeague. Dopo anni di schermaglie “il dado è tratto” e l’organizzazione di Bertomeu ha passato il Rubicone; la certificazione è arrivata dalla presentazione del calendario per la stagione 2018-19, che va a piazzare nello stesso giorno la partite della massima competizione europea con gli incontri delle Nazionali per le finestre di World Cup 2019.  ECA va a mostrare i muscoli ritenendo di essere ormai affrancata da FIBA Europe, pensando di ottenere una audience televisiva e di pubblico che sotterri quella delle formazioni nazionali, costringendo molti giocatori a una “Volontary disclosure” per affermare che non c’è alcuna costrizione alla rinuncia a giocare con la propria Nazionale.

E’ certo che lo scontro è in nome del business e non della pallacanestro. C’è solo un piano per selezionare un gruppetto di squadre, da poter elevare fino al numero di trenta in un grottesco scimmiottamento della NBA. Chi rimane fuori, comprese quelle società che negli ultimi anni hanno spalleggiato Bertomeu e adesso sono fuori dalla porta, senza speranze di rientrare dalla finestra, in Italia e non solo. Penso a Dinamo Sassari, Aquila Trento, Pallacanestro Reggiana, ma anche alle quattro formazioni spagnole di EuroCup, alla Turchia che andrà incontro a una crisi economica, a quei mercati che nella pallacanestro non sono mai sbocciati o che rimangono comunque troppo piccoli.

Non ha speso una parola per la formazione di giovani giocatori, il buon Bertomeu. Si vede bene come la stessa Olimpia Milano non si occupa più di formazione tra i 14 e i 19 anni nei riguardi della Prima Squadra. Fatta eccezione per Real Madrid e Barcellona, società di derivazione calcistica, nessuno produce più talenti da EuroLeague. Fatto salvo che i prospetti più interessanti se ne emigrano a studiare già al Liceo negli States, e che questa tendenza ha colpito anche il tradizionale serbatoio slavo. Non si capisce come e perché società di basket in tutta Europa debbano produrre talenti di qualità se poi gli vengono portati via gratis dalle squadre maggiori di EL ed NBA grazie alla legislazione attuale. Si tenderà a privilegiare la quantità perché le iscrizioni rimarranno l’unica fonte di sostentamento delle squadre: la serie A italiana come la Liga Endesa diventeranno un campionato di serie C, l’interesse del pubblico diminuirà ancora di più, incassi e sponsor andranno altrove: altri sport, altri settori dell’entertainment.

Ma EuroLeague sarà un campionato di serie B, senza l’appeal dello scontro fra le formazioni campioni nazionali. Senza passato e senza futuro. Le cifre economiche su cui si basa il giochino di Bertomeu sono robetta rispetto a quello che mettono in campo americani e, perfino, cinesi. Già nel 2015 avevamo avvisato che la rivoluzione che stava preparando la NBA con la definizione e nascita della G-League – che non sarebbe stata solo un restyling della D-League - avrebbe trattenuto negli States molti talenti USA che non avrebbero potuto trovare spazio fisicamente nella NBA e fatto arrivare talenti di media grandezza dal resto del mondo in cerca della grande occasione. Leggere e scrivere oggi di un Awudu Abass che è alla Summer Legaue anche per contrattare un posto in G-League piuttosto che rientrare in Europa è la magra soddisfazione che ci rimane per aver previsto tutto questo, e senza scrivere canzoni come Francesco Guccini. Un Brad Wanamaker che trova contratto ai Celtics dopo essersi imposto nel Vecchio continente rischia di essere l’epigone di una stagione che non tornerà. E l’Europa, dopo essere stata il punto di arrivo degli undrafted NBA o dei suoi vecchi campioni alla Bob McAdoo, diventerà l’approdo degli undrafted della Summer League. Diventerà? Lo è già adesso visto che le nostre società vanno lì a cercare gli scarti. Solo che fra 2/3 anni potrebbero trovarsi in compagnia dei dirigenti del Fenerbahçe o del CSKA Mosca a litigarsi dei buoni legni. E come sempre il potere d’acquisto (degli altri) ci affonderà sempre più.