EuroLeague non è la NBA, anche se Proli fa finta di non saperlo

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 1310 volte
EuroLeague non è la NBA, anche se Proli fa finta di non saperlo

Non ci hanno scaldato, ieri alla presentazione del campionato 2017-18 fatto da Legabasket a Bologna, i buffetti e gli scambi di messaggi in codice tra Gianni Petrucci e Livio Proli. Tutti ad alimentare il gigantesco equivoco che vorrebbe equiparare la NBA a EuroLeague Basketball, per cui se la prima non concede i suoi giocatori alle varie Nazionali per le finestre di World Cup, perché dovrebbe farlo l'altra?

La realtà, invece è completamente diversa. La NBA non fa parte della FIBA e non è tenuta a rispettarne le regole. Non lo fa dal 1948, figuriamoci adesso che è proiettata a diventare il campionato sportivo più grande del mondo dal punto di vista finanziario, avendo già messo la freccia per sorpassare la NFL. E FIBA sta molto attenta nel rapporto con Adam Silver: la rinascita del basket mondiale che fu decretato dall'apparizione del Dream Team USA l'ha portata a diventare una delle Federazioni del CIO più ricche. Ma la vittoria ai Campionati americani 2017 senza stelle NBA in campo della Nazionale USA oltre a indicare la qualità media elevatissima dei giocatori statunitensi convincerà sempre più i già riottosi proprietari delle franchigie a non concedere nemmeno per amor patrio le loro stelle per i Mondiali e le Olimpiadi. E l'interesse verso Mondiali e olimpiadi del basket sarà destinato a scendere.

ECA, invece, organizza EuroLeague Basketball in nome e per conto della FIBA. Bertomeu sta cercando di accelerare il processo di separazione, dopo che la rivoluzione dei calendari è stata fatta nel 2014, oltre alle belle intenzioni di Baumann sul riposo dei giocatori, proprio per ridimensionare il fenomeno EuroLeague. Il passaggio da torneo tra le migliori squadre del continente a campionato vero e proprio a 16 squadre va letto proprio in questi termini. L'organizzazione di EuroCup una foglia di fico necessaria a schermare le intenzioni sulla voglia di strappare il cordone ombelicale e rendersi indipendenti.

Questa è la storia. Come abbiamo avuto modo di dire più di una anno fa a Stefano Sardara in questa rubrica l'appoggio suo e di tanti presidenti a una organizzazione che vuole solo fare a meno di loro - che non hanno soldi, strutture e bacini di utenza interessanti per gli scopi di ECA - era un suicidio. La Dinamo Sassari rimarrà nella storia di EuroLeague per aver perso tutti e dieci gli incontri disputati e non avrà la possibilità mai più di migliorare il record, grazie anche alle prese di posizione di Sardara a suo tempo. Il basket cambia e il cambiamento non è nelle nostre mani: forse l'unica verità sulla quale Petrucci e Proli sono d'accordo. E se potevamo incidere era ieri, e non sarà domani.

Le quattro di EuroLeague spagnole sono state ad un passo dalla scissione, rientrata solo con la promessa di diminuire le gare di Liga Endesa, altrimenti ogni anno la Valencia di turno avrebbe vinto il campionato per stanchezza altrui. Addirittura, oggi abbiamo l'accelerazione degli eventi con un Barcellona separatista che potrebbe ritrovarsi a breve senza un campionato da disputare (un torneo catalano sarebbe come giocare il torneo dei bar...). La Turchia è sull'orlo di una guerra in Medio Oriente ora che la Nazione curda si trova ad un passo dall'autodeterminazione. Per Bertomeu e ECA salterebbe forse il quaranta per cento degli introiti pubblicitari da Turkish Airlines a Dogus. I fronti non sono stabili, non si capisce se CSKA Mosca ha la capacità di staccarsi dalla Federazione russa né se lo siano Panathinaikos e Olympiacos conq uella greca. Uscire da FIBA Europe potrebbe essere un passo troppo grosso per tutti i protagonisti. Ma botte piena e moglie ubriaca non hanno mai passeggiato insieme.

Quindi qualcuno è destinato a farsi male, specie se i palinsesti televisivi sono ormai stabiliti e i format non risultassero capaci di essere rivisti. La NBA è un campionato che si svolge all'interno di un unico paese, EuroLeague ne attraversa più o meno 50, con tanta instabilità. NBA parla una lingua, EuroLeague troppe. ECA potrebbe sviluppare un progetto interessante ma su basi ovviamente differenti. La formazione dei giocatori di pallacanestro negli USA avviene attraverso il sistema scolastico, in Europa si cerca di scippare a parametro zero i ragazzini di ogni dove per vederseli spesso scippare dalle formazioni più importanti, sempre a parametro zero. ECA non ha la visione d'insieme, non sarebbe nemmeno la sua mission. Qualcuno però dovrebbe averla: rischiamo che nel giro di qualche anno, tra NBA e G-League a trenta squadre, di talenti importanti per giocare un torneo di pallacanestro non ne rimanga più nemmeno uno. Perché non saremo in grado di produrli con quelli che il talento ce l'hanno in abbondanza già pronti a trasferirsi tutti nelle Università a stelle e strisce.