Dopo aver visto Milano-Cantù... c'è poco da dire

07.01.2013 12:37 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1772 volte
Dopo aver visto Milano-Cantù... c'è poco da dire

(Carlo Fabbricatore) - Ancora una sconfitta interna per Milano, commettendo gli errori di sempre. Le analisi sono sempre le stesse: poca difesa, zero aggressività, mancanza di lucidità e scelte sbagliate nei finali di gara...Le situazioni da correggere sono sempre terribilmente uguali. Brindisi è un crocevia fondamentale della stagione dell' Armani: una sconfitta potrebbe precludere le finali di Coppa Italia e dopo l'eliminazione dall'Euroleague sarebbe il secondo insuccesso stagionale. Il progetto iniziale è fallito: è inutile fare giri di parole. I giocatori che dovevano essere i cardini o gli over aggiunti hanno  deluso miseramente e la gestione tecnica non ha dato il valore aggiunto sperato. Gli innesti di mezza stagione o ribaltano o affossano le situazioni  di equilibrio instabile e purtroppo raramente, mi auguro di sbagliarmi, hanno sortito cambiamenti radicali. Il problema non è un ritocco per migliorare, ma un cambiamento radicale nel modo di pensare e interpretare le partite. I giocatori sono pronti a questo? L'attitudine difensiva non si compra su Postal Market e la coesione di intenti se non è sentita naturalmente non si può imporre con dictat. Fin quando non ci sarà una svolta radicale nell'approccio alla gara continueremo a vedere spezzoni di basket dignitoso alternato a nefandezze.
La pallacanestro ha bisogno di Milano e di grandi metropoli per  suscitare interesse e share televisivi importanti ed infatti il movimento ha avuto il suo massimo splendore quando esisteva la rivalità Milano-Roma. In questo momento la provincia sta resuscitando (Varese, Siena, Cantù) e adesso speriamo che anche i loro settori giovanili rifioriscano come un tempo. Sarò nostalgico ma era bellissimo vedere squadre come Cantù e Varese con i giocatori provenienti dai loro vivai. Meno professionisti, ma maggior attaccamento alla maglia. Forse questa è la ricetta per salvare la pallacanestro.

Consigli: Meno iPad e più cuore.

Massima: Le statistiche, grazie al cielo, non sono tutto: gli uomini veri fanno la differenza.

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