Basket italiano: carta stampata e web, due mondi paralleli tra Gazzetta e pianetabasket.com

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2788 volte
Basket italiano: carta stampata e web, due mondi paralleli tra Gazzetta e pianetabasket.com

Leggendo stamattina l'omonimo Umberto, lo Zapelloni de La Gazzetta dello Sport, abbiamo avuto la netta impressione come il basket italiano viva, a seconda che si parli di carta stampata o di informazione online, in due mondi paralleli. Abbiamo  atteso tutta la mattina che le opinioni, pur autorevoli, di Zapelloni venissero sbeffeggiate e derise sul web dai tifosi o pseudotali di varie fazioni o da esperti o pseudotali di blog autoprodotti ma ancora non ne troviamo nota, almeno fino a mezzogiorno. Quali cose ha scritto?

1- La scelta di Messina di privilegiare la carriera nella NBA piuttosto che guidare la Nazionale azzurra alla conquista della prossima Olimpiade;

2- Il messaggio di benvenuto a Simone Pianigiani all'Olimpia Milano "bentornato a Pianigiani, un tecnico che sa far giocare bene le sue squadre. A chi lo fischia diciamo di pensare ad Allegri, contestatissimo dai tifosi juventini nel giorno dell'ingaggio e oggi amatissimo";

3- La bocciatura della finale scudetto di Legabasket "tra le meravigliose Trento e Venezia porta nei palazzetti meno spettatori della finale di A-2.";

4- La serie A a 20 squadre "pura follia. In Europa la Francia è a 18, la Germania a 17, la Spagna sta per scendere a 16 su richiesta del ministero dello sport, in Turchia sono 16, in Grecia 14. E noi che abbiamo società in lotta continua per sopravvivere vogliamo salire a 20 bloccando pure le retrocessioni."

Siamo d'accordo con Zapelloni sull'ultimo punto, anche se a qualche società potrà non fare piacere. Anzi, pensiamo che una Legabasket seria dovrebbe costruire dei parametri di protezione minimi ai suoi protagonisti tale da mettere fuori chi non è e probabilmente non sarà mai in grado di ottemperare alle prescrizioni con il risultato di falsare il campionato.

Su Ettore Messina si deve dire che il tecnico ha già dato alla causa azzurra e che sia sacrosanto lasciarlo libero di inseguire quel sogno che vale un'intera carriera, specie per un tecnico che non avrà mai a disposizione un Dream Team.

Su Pianigiani, diciamo solo che non è in discussione il tecnico, con le sue idee e al sua filosofia di gioco. Altrimenti staremmo qui a discutere ad libitum: noi, che l'abbiamo visto allenare e tenere testa a campioni acclarati de visu lo sappiamo bene il suo valore. Ma non siamo d'accordo sull'opportunità di andare a cercare una figura che rappresenta, a torto o ragione, sempre una stagione della pallacanestro italiana che non abbiamo tutti ancora metabolizzato quando a Milano occorrerebbero un tecnico e una figura manageriale che uniscano e non dividano, e non facciano apparire borioso e scostante Livio Proli più quanto possa essere nella realtà quotidiana. Dell'ultimo personaggio così che abbiamo visto non ne sentiamo la mancanza.

Sull'ultimo punto, che gli amici di Trento e Venezia se ne facciano una razionale ragione. Una finale in due palazzetti con diecimila posti esauriti sarebbe stata una grande finale; una finalicchia in impianti da pochi intimi (un terzo circa) non può esserlo. Una finale con interessanti bacini di utenza, con risvolti commerciali da riversare su tutto il mondo della pallacanestro avrebbe avuto un'altra valenza. Il campo ha detto che queste sono le due formazioni che hanno meritato di vivere le Finali, ed esse hanno tutto il nostro plauso. Ogni giorno cerchiamo di aggiungere qualcosa, al nostro racconto di questa serie, che possa aggiungere gloria e interesse genuino anche con i limiti strutturali di un gruppo di entusiasti come quello di pianetabasket.com. ma questi siamo e rimaniamo.

Dietro le quinte c'è chi afferma che questa serie è "la morte del basket italiano". Non sarà del tutto vero, ma nemmeno del tutto falso. Noi possiamo solo sperare che chi governa il basket da questa esperienza sportiva sappia trarre insegnamenti che facciano crescere il movimento. L'inedita finale di due anni fa tra Sassari e Reggio Emilia (la storia si ripete) non c'è riuscita, anzi si parla in questi giorni solo di ridimensionamento dei budget.