ANALISI POLITICAMENTE SCORRETTA DEL CASO HACKETT

Si chiude una vicenda che non ha portato del bene al nostro sport
31.07.2014 18:43 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Fonte: Carlo Fabbricatore
ANALISI POLITICAMENTE SCORRETTA DEL CASO HACKETT

La Commissione Giudicante  Nazionale ha rigettato l’istanza di riesame della squalifica di Daniel Hackett, come era prevedibile: sei mesi erano e sei mesi sono rimasti. Trattandosi della sanzione minima prevista era improbabile venisse ridotta.

DH ha fato tutto da solo: ha creato un caso ed è riuscito anche a renderlo più complesso con dichiarazioni prive di ogni controllo. I social network sono un’arma letale se usati con poca attenzione e DH li ha usati in modo improprio. Il suo agente non è riuscito a contenere la furia emotiva del ragazzo che ha attaccato tutto e tutti ed essendo recidivo per dichiarazioni a mezzo web ha peggiorato la sua posizione verso la giustizia sportiva.  Le dure parole verso compagni, vice allenatore e staff medico della nazionale hanno creato un solco difficilmente sanabile fra le parti e il comunicato della ”Nazionale 2014” è la prova tangibile di questa spiacevole situazione. La dietrologia è stata spazzata dalle esternazioni di Gigi Datome sulla veridicità del comunicato degli Azzurri. Atleti con la testa e non marionette manovrate da terzi.  Molti hanno tirato in ballo i giocatori NBA ma attenzione perché gli atleti che giocano fra i professionisti americani sono assoggettati ad altre regole. Daniel si è irritato per il trattamento ricevuto ma bastava esporre le proprie ragioni in modo più maturo e sicuramente si sarebbe trovato un accordo.  

Perché attaccare i medici della Nazionale quando la diagnosi di quelli del proprio club era uguale? 
Perché sbattere la porta e lasciare il ritiro senza spiegare con calma le proprie ragioni?
Caro DH la vittima è l’Olimpia EA7 perché il club che ti stipendia ti perde per quasi tutta la stagione e deve correre ai ripari per dare equilibrio al roster. 


Non mi schiero con chi difende Hackett perché un campione deve essere tale dentro e fuori dal campo e come aggravante è stato uno spot  negativo per la Pallacanestro. Negli stessi giorni il portiere dell’Udinese Scuffet rinunciava a un lauto ingaggio in Spagna, sponda Atletico Madrid, per diplomarsi suscitando plausi dall’opinione pubblica mentre noi del Basketball riempivamo le pagine dei quotidiani per un caso di fuga dalla Nazionale! 

Credo sia anacronistico che una Federazione dilettanti gestisca la giustizia dei giocatori professionisti perché come in questo caso si rischia di penalizzare le squadre che pagano fior di stipendi agli atleti, ma questa è la legge quindi è inutile recriminare. 

Le scuse a posteriori non sono sufficienti per perdonare un gesto irriverente verso il movimento. Non voglio essere retorico parlando di attaccamento alla maglia perché stiamo parlando di professionisti.
Il nostro Sport deve mettere in risalto valori non gesti isterici dei suoi atleti. 
La Pallacanestro è un gioco semplice giocato da persone intelligenti: non roviniamolo con sciocchezze!
DH molti bambini sognano di giocare nella NBA, ma tutti sognano la maglia della nazionale del proprio Paese, non rovinare questa  aspettativa.


Speranza: parlare di pallacanestro giocata e non di situazioni che nulla hanno a che fare con il “nostro gioco”.

Buona Pallacanestro a Tutti.