A Varese non si gioca più con il cuore, serve uno come "Kuba"

 di Alessandro Palermo  articolo letto 4055 volte
Yakhouba Diawara
Yakhouba Diawara

A Varese non si gioca più con il cuore. Questo è quello che frulla nelle teste (calde) dei tifosi biancorossi, arrivati al limite della sopportazione. Comprensibile. Varese è storia, tradizione, passione. I bei tempi - quello della Stella, delle gare playoff e degli "Indimenticabili" - sono ormai soltanto dei ricordi, sbiaditi. In queste ultime stagioni nella "Città Giardino" se ne sono viste di tutti i colori, ma il nero ed il rosso sono stati (e sono tuttora) sicuramente i colori predominanti. Il nero per la crisi, continua, quasi irritante. Mentre il rosso, beh non serve neanche motivarlo. Si è toccato il fondo.

CAJA
Attilio Caja - detto "Artiglio" non per caso - è appena arrivato, anzi tornato, a Varese ed è già su tutte le furie. Un sergente di ferro, così è sempre stato descritto dai suoi allievi, ne abbiamo avuto la prova ascoltando le sue parole ("rubate") nel post partita di Cremona-Varese. Un fiume in piena, un uragano, un fuoco vivo. Artiglio chiede ai suoi di giocare con il cuore, cosa che - a detta del coach pavese - fa soltanto Giancarlo Ferrero. Il coach biancorosso accusa la squadra di non avere anima e di giocare ognuno per se stesso. Ad andare sul patibolo è la coppia Kangur-Maynor, colpevoli di non aver dimostrato il giusto impegno. Si salva, per un pelo, Christian Eyenga ma più perché - a differenza degli altri due - qualcosa in campo combina. I canestri, però, non bastano. Anche il congolese sembra essere uno a cui la squadra interessa ben poco, "Air Congo" pare più attratto dalle schiaciate e dai numeri personali. Questo a Varese, in una città che vive di pallacanestro dalla notte dei tempi, non è consentito. Se non giochi con il cuore, puoi anche prendere il borsone e andartene.

KUBA

Alla Openjobmetis targata Claudio Coldebella, se non si fosse ancora capito, manca una cosa più di tutte: il cuore. Il General Manager tanto odiato dalla curva nord, per il suo passato bolognese-milanese, ha assemblato una buonissima squadra. Per quanto essa stessa venga criticata oggi, per quanto dica la classifica, questa squadra ha del talento. Un mix tra la spavalderia dei giovani (Avramovic e Pelle) e l'esperienza dei veterani (Cavaliero e Bulleri). Il problema è che la scintilla non è mai scattata, per accendere il fuoco serve uno che, il fuoco, ce l'ha dentro. Chi se non "Kuba" Diawara, uno che alla nostra redazione disse testuali parole: «Avrò per sempre il sangue biancorosso», e ancora: «Un giorno tornerò e porterò la vittoria di un campionato, perché la città se lo merita». Parole al miele, arrivate ai tifosi di Varese ma non alle orecchie della dirigenza. Una società che non vuole ascoltare, Kuba a Varese non ci è tornato e probabilmente non ci tornerà. Contiuerà a farlo soltanto da tifoso, da turista, da amico (il francese ex Miami Heat ha molti amici nella provincia lombarda). Da giocatore, un suo ritorno, pare impossibile. Anche perché lui, il suo, l'ha fatto. «Non mi vogliono», disse l'ala parigina - in confidenza - al sottoscritto. Ora è giusto rendere queste parole pubbliche. Kuba a Varese ci sarebbe venuto di corsa, anche per pochi spiccioli. I soldi non sono tutto se hai Varese nel cuore. E alla OJM servirebbe proprio uno così.

SEGNALI
Diawara, in questi mesi, ha mandato un sacco di segnali al mondo biancorosso ma qualcuno non li ha voluti ricevere. Colpa dell'antenna? Sta di fatto che Kuba, nonostante tutto, ha come immagine del proprio profilo una foto con addosso la divisa del Varese. Nell'epoca social in cui viviamo, certi dettagli - seppur banali - vanno presi in considerazione. Soffermandoci invece sulle cose più serie, Diawara si presentò addirittura a Chalon a fine aprile, per la Final Four di FIBA Europe Cup della scorsa stagione. Il francese era al "Le Colisèe" con i tifosi varesini: foto, abbracci, tutti a sostenere la Openjobmetis di coach Paolo Moretti. D'altronde il giocatore, sempre in una nostra intervista esclusiva, lo aveva promesso: «Sarò a Chalon per tifare i biancorossi. Andiamo a prenderci la coppa... avanti Arditi, avanti Varese!». Parole, sentimenti, non da tutti. Non da giocatori insipidi e vuoti dentro come Maynor. Uno che chiede la rescissione contrattuale ma, poi, ci ripensa. Diawara, al momento, si sta allenando con la Juvecaserta. I bianconeri potrebbero tesserarlo ma su una cosa potete giurarci, se Varese dovesse (finalmente) chiamarlo, lui prenderebbe il primo volo per la Malpensa. Questione di cuore.


Editoriale a cura di Alessandro Palermo