6+6 e 3 promozioni dalla serie A2: come accelerare il fallimento del basket italiano

12.06.2018 10:25 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 8465 volte
6+6 e 3 promozioni dalla serie A2: come accelerare il fallimento del basket italiano

I giocatori italiani e i loro procuratori non perdono il brutto vizio di guardare solo all'immediato, un buon contratto per i primi e le commissioni anticipate per i secondi. Poi lascia perdere se si andrà incontro a mensilità stralciate o al fallimento delle società sportive, alla firma di false liberatorie o a lodi in tribunali di lungo corso e di complessa efficacia. E, prendendo il caso della pallacanestro italiana, il combinato disposto delle nuove regole in serie A sul 6+6 e sulle 3 promozioni, come era facile profetizzare alla loro approvazione, stanno ottenendo il risultato voluto: una dirigenza federale sempre più salda con il consenso delle componenti del basket e l'aumento degli ingaggi dei giocatori italiani. Non importa se il fenomeno accelererà il fallimento e il ridimensionamento futuro di tanti club che, oggi, non hanno tanta scelta visto quale coltello hanno puntato alla gola.

Perchè i giocatori italiani di livello, per una serie A che sia concorrenziale in qualità ai maggiori campionati europei, non ce ne sono in abbondanza e, anzi, i migliori in assoluto giocano all'estero, non hanno alcuna intensione di rientrare e non rispondono alle convocazioni della Nazionale - che per non fare figuracce evita di convocare...

"Oggi il mercato è agitatissimo: tanti giocatori che in passato hanno preferito l'A2 alla A in virtù di minutaggio e compensi da "stellina" ora stanno guardando al primo campionato con maggior interesse, e le regine della seconda serie corrono ai ripari" scrive Adriano Arati su La Gazzetta di Reggio. Innescato quindi il meccanismo del rialzo degli ingaggi per il principio di domanda (tanta) e offerta (poca). Chi prepara i budget delle squadre sa benissimo però che difficilmente potrà avere a disposizione un incremento delle entrate rispetto all'anno precedente. Ridimensionarsi è diventata così una parola difficile da pronunciare, sostituita dall'accentuarsi dell'equilibrismo fuori dai conti che tanti danni ha fatto allo sport.

Ergo si andrà verso un indubbio scadimento della qualità dell'offerta cestistica, per aver come al solito fatto le cose al contrario. La NBA prima ha fatto il contratto miliardario per i diritti televisivi e poi ha distribuito il ricavato tra tutte le sue componenti, atleti compresi, in una condizione di esplosione dei ricavi che rende tutto il castello sostenibile. Ma non si vede all'orizzonte chi possa sostenere la baracchetta italica...